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Tecnica e cottura

Ceramica RAKU



L'anima del raku è il contatto con la materia, con gli elementi, Terra, Acqua, Aria, Fuoco, oggetti unici, irripetibili, come natura crea.


La Tecnica
La tecnica raku fu introdotta recentemente nel mondo occidentale che ne stravolse i principi fondamentali. L'effetto decorativo, con riflessi metallici e la cavillatura, la singolarità del processo, durante il quale l'oggetto è estratto incandescente dal forno, ne fanno una tecnica estremamente originale, che stravolge il metodo classico. Durante il processo raku il pezzo subisce un forte shock termico: è quindi necessario utilizzare un'argilla robusta e refrattaria. Questo tipo di materiale possiede al suo interno granelli di sabbia, chiamati chamotte, che ne diminuiscono la contrazione, evitando così le fratture. Il pezzo in argilla refrattaria bianca, dopo esser stato modellato, è cotto una prima volta a 950-1000 °C; successivamente avviene la decorazione. In questa tecnica si utilizzano ossidi o smalti; per avere una colorazione verde, ad esempio, non si utilizzano pigmenti di quel colore, ma l'ossido di rame.

Esempio di decorazione tramite riduzione: togliendo l'oggetto incandescente dal forno, in base al tipo di prodotto che si utilizza (segatura, carta, foglie ecc.) sull'oggetto biscottato (cotto due volte), si potranno ottenere diversi effetti di riduzione dal colore, dal nero al colore grigio.

La cottura
La cottura raku, o seconda cottura, viene effettuata in un apposito forno, a pozzetto o a campana, in fibre ceramica leggera dove la temperatura sale a circa 950 - 1000 °C. Quando il colore del forno è di un arancio chiaro tendente al giallo e i pezzi invetriati sono lucidi, si procede all'estrazione. Il forno viene aperto e l'oggetto viene preso attraverso apposite pinze e immediatamente depositato all'aria a raffreddare, in alternativa immerso nell'acqua, questa è la vera tecnica raku. In tempi recenti, anni 70, scoperta questa tecnica di cottura, si è pensato di inserire i pezzi in un contenitore di metallo pieno di materiale combustibile (fogli di giornale, trucioli, segatura ecc.), che, bruciando a contatto dei pezzi incandescenti, provocando una grossa riduzione d'ossigeno. L'oggetto viene poi estratto nuovamente dal contenitore e immerso nell'acqua, dopo di che viene pulito per eliminare i segni della combustione e per far emergere i riflessi metallici in tutta la loro iridescenza e brillantezza.

Tali riflessi metallici si formano in assenza totale o parziale di ossigeno attorno ai 650-700 °C con questa tecnica cruenta, non bisogna dimenticare i famosi lustri Ispano Moreschi e quelli di Gubbio, erano ottenuti con assenza di ossigeno nella terza cottura, sempre alla stessa temperatura, ma nel forno di cottura allora a legna, chiudendo il camino, immettendo materiale, zoccoli di cavallo, resina, pece, nel forno e chiudendo anche il focolare, si otteneva la riduzione.

Il processo di riduzione può essere parziale o totale. L'elemento che denota il tipo di riduzione ottenuto è il colore dell'argilla non smaltata: è nera con la riduzione totale e si schiarisce nei toni di grigio a contatto con l'ossigeno. Tali effetti si notano su pezzi antichi arcaici, quando i manufatti venivano cotti a contatto diretto della fiamma, in forni detti a buca. La riduzione totale si ottiene chiudendo completamente il contenitore, in modo che non entri aria. Il tipo di riduzione cambia in base a una serie di variabili: il combustibile (il suo potere di combustione, la sua umidità), il tempo che intercorre tra l'estrazione e la riduzione (tempo di contatto con l'ossigeno), la copertura - totale o parziale - dell'oggetto



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